Vertigini

L’orecchio con il labirinto è il sensore più importante dell’equilibrio. Questo viene percepito dal paziente nelle forme acute quando la vertigine è oggettiva e rotatoria, in una parola tutto gira intorno e l’ammalato è privo di equililibrio. Ciò è possibile perché il labirinto con i canali semicircolari è l’unica struttura collegata neurologicamente ai muscoli oculari. Accade quindi che qualsiasi stimolo o deficit labirintico porti a particolari movimenti degli occhi, specifici per ogni sito interessato, chiamati nistagmi. Lo studio di questi movimenti oculari è spesso determinante per la diagnosi.

Infatti una delle vertigini più comuni è quella da otiliti, così detti “sassolini” dell’orecchio, che possono essere diagnosticati o curati rapidamente mediante lo studio dei nistagmi e l’esecuzione di manovre specifiche.Da ciò deriva l’importanza di una visita specialistica, in fase acuta.

Oltre ai canali semicircolari, presenti nel numero di tre per lato come i piani dello spazio, che rappresentano i sensori dei movimenti rotatori, esistono altre strutture anatomiche con cui l’organismo stabilizza l’equilibrio. Infatti sono presenti nel labirinto le macule, che sono delle piccole “bilancine” verticali e orizzontali, sensibili ai movimenti monodirezionali e sono due per lato. Se sono colpite da patologia è tipico per i pazienti avvertire una certa instabilità o insicurezza nei movimenti.

Queste sintomi, che possono associarsi a sensazioni di movimento oggettivo non rotatorio, non sono specifici delle malattie dell’orecchio e ciò conferma la necessità di una visita specialistica in fase acuta, così da permettere una diagnosi differenziale, importante perchè esistono altre affezioni che possono causare il senso di squilibrio, definito “dizziness” dagli angolasassoni, anche molto gravi. È bene conoscere i tre sottosistemi dell’equilibrio:  vestibolare, visivo e propriocettivo. Il vestibolare è quello che utilizza l’orecchio come sensore. Il visivo, si basa sulla visione oculare, un evento tipico è infatti il disturbo procurato da occhiali non corretti. Infine il propriocettivo. Quest’ultimo è rappresentato dalla percezione del corpo nelle sue varie strutture: collo-tronco-arti superiori ed inferiori. I sensori sono quelli pressocettori, soprattuto della pianta del piede e delle articolazioni, quelli tensivi dei muscoli e tendini e quelli delle capsule articolari. Importanti sono anche i sensori tattili.

Questi tre sottosistemi sono gestiti dalle strutture cerebrali dell’equilibrio, che percependo così i movimenti del corpo, sono in grado di prevenire gli sbilanciamenti e quindi le cadute mediante i movimenti compensatori ed in questo il cervello funziona come un computer, con programmi memorizzati e con i riflessi tonici-muscolari.

Inoltre per ogni paziente, i centri nervosi dell’equilibrio danno una priorità alle varie sensazioni che arrivano dal corpo: vestibolari, visive e propriocettive e questo cambia anche nel corso del tempo con l’invecchiamento. Ciò spiega l’effetto di alcune malattie che in determinati soggetti arreca vertigini mentre in altri sono silenti. Ciò è anche importante nella riabilitazione vestibolare che deve prediligere i sottosistemi dell’equilibrio più efficenti.

Si comprendono di conseguenza alcuni dogmi fondamentali:

  1. La vertigine è un sintomo e non una malattia specifica, con aspetti propri a seconda dell’organo malato
  2. L’esame vestibolare è un esame fondamentale per fare diagnosi differenziale e quindi, eventualmente, poter indirizzare la ricerca verso organi diversi dall’orecchio. In tal modo si favorisce un risparmio non solo di tempo ma anche economico, evitando esami costosi e stressanti
  3. Tale esame è da eseguire ai primi sintomi per i motivi sopra citati
  4. Siccome la vertigine è un sintomo di tante malattie, non esiste un farmaco specifico per tutte. I farmaci più comuni sono utilizzati per diminuire la sintomatologia. Non esiste attualmente un farmaco che restituisce l’equilibrio: l’equilibrio infatti è il risultato di una memoria di riflessi, che abbiamo affinato nei primi anni di vita. Se qualcosa altera questo meccanismo, il sistema diventa inefficiente ed occorre fare una diagnosi per eseguire sucessivamente cure specifiche e riabilitative. Queste ultime sono una sorta di rieducazione cerebrale dell’equilibrio.
  5. Spesso ad una qualsiasi vertigine si associa dolore cervicale o del tronco, poiché il paziente sofferente, si irrigidisce accentuando le precedenti mialgie. Ciò è spesso causa di confusione diagnostica attribuendo, come spesso accade, al collo i disturbi dell’equilibrio. Infatti la patologia cervicale è estremamente più diffusa rispetto a quella vertiginosa, ma non esistono siti specifici cervicali  direttamente responsabili delle vertigini, comprese le protrusioni discali, le ernie e le discopatie. Infatti, nessun radiologo ha mai fatto diagnosi radiologica diretta di vertigine da una lastra radiografica.
  6. Esiste infine una forma soggettiva di vertigine così detta da alterazioni della propriocezione del corpo, pur non esistendo alcun rapporto tra danno anatomico e vertigine. Sono colpiti sia pazienti giovani che anziani. Ciò accade quando si crea a livello cerebrale un conflitto neurosensoriale per cui i centri nervosi dell’equilibrio non riescono ad integrare le varie percezioni corporee, visive e vestibolari tra di loro in uno schema precostituito. Tale affezione spesso è favorita da fattori psichici e da situazioni stressanti.

È importante in questi casi escludere patologie d’organo con esami specifici prima di finalizzare le terapie. Gli esami più comuni sono:

  • Studio dei nistagmi che sono diversi se originano dall’orecchio o dai centri nervosi
  • Studio dei movimenti del corpo
  • Esami strumentali: audiovestibolari, videonistagmografia, prove roto-acceleratorie, prove termiche, esami audiometrici, esami stabilometrici, ABR, VEMPs,
  • RMN dell’encefalo e la TAC delle rocche e delle mastoidi ad alta risoluzione nei casi con indicazioni specifiche

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